Paesi di guerra e di versi: Giuseppe Ungaretti soldato e poeta in Friuli

Ungaretti vivo nel territorio friulano

Pordenonelegge celebra il centenario di Mattina

Così come 100 anni fa il manto innevato stregò Giuseppe Ungaretti e gli suggerì i celebri versi “M’illumino d’immenso”, la nebbia che questo sabato 4 febbraio avvolgeva l’entroterra friulano, ha immerso fin da subito i viaggiatori di PordenoneLegge nel clima del tour alla scoperta dei luoghi dove il noto scrittore compose alcune delle pietre miliari della poesia novecentesca.

Selciati, campagne e borghi che percorriamo distrattamente, ma che non più di un secolo fa sono stati teatro di eventi storici cruciali. “Paesi di guerra e di versi”, ma anche di cultura e talento, che aziende come la Distilleria Nonino hanno saputo coltivare a livello internazionale, seppur mantenendo salde le radici friulane. Punta di diamante della gastronomia italiana, i Nonino si sono fatti ambasciatori della friulanità nel mondo, tramite l’istituzione dell’omonimo Premio, che affianca la tradizione contadina alla letteratura. Dove la laboriosità e lo zelo tipici friulani si fondono con il culto delle lettere, ha avvio l’escursione, che non avrebbe potuto aver preludio migliore.

Dall’orgoglio gastronomico della regione, ci si inoltra subito nei tesori storici e letterari della nostra terra. Testimone del genio poetico ungarettiano è il paesino di Santa Maria La Longa, all’epoca retrovia di riposo per i soldati della trincea carsica, dove venne alla luce la poesia Mattina. Incantato dalla coltre di neve in campagna, afflitto poi dagli orrori della guerra, il poeta immortala sensazioni e tormenti dell’animo con un lessico essenziale ed un’intensità sconvolgente.

Nella cornice di Villa Mauroner a Tissano, lo scrittore e storico Alessandro Marzo Magno ha ricomposto il percorso documentato della presenza di Ungaretti nella zona, il quale tradusse in poesia i moti dell’animo suscitati dalle tragiche e disumane condizioni al fronte, annotando forti emozioni in termini semplici ma incisivi, ora su margini di vecchi giornali, ora sugli involucri di vecchie pallottole. In campagna, come sul monte San Michele, dove rimane estasiato dallo scenario offertogli davanti, raccoglie versi su versi fino a comporre “Il porto Sepolto”. I componimenti si tradurranno poi in architettura grazie a Gianfranco Trombetta nel Parco Ungaretti di Sagrado, località ricordata con molto affetto dall’autore e tappa finale della giornata.

Alice Dusso