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La
storia dei nostri paesi dalle origini alla fine dell'Ottocento.
La zona di Santa Maria la Longa sin dalla notte dei tempi venne
percorsa da popoli preistorici che attraversavano la pianura friulana
da est a ovest. Infatti il territorio di Santa Maria la Longa
si trova sopra la linea delle risorgive e quindi lungo il tragitto
abituale dei grandi spostamenti migratori delle genti indoeuropee.
In relazione a questa antichissima "pista" preistorica
e protostorica c'erano due località situate tra il paese
di Santa Maria la Longa e le frazioni di Tissano e Santo Stefano
Udinese: la Motta (citata già in un documento
del 1569) che probabilmente era un castelliere protostorico,
e la Tomba (citata già in carte del 1527)
che quasi certamente era una tomba a tumulo di età protostorica.
Tuttavia sul territorio di Santa Maria la Longa si hanno stanziamenti
sicuramente documentati soltanto a partire dal periodo romano;
a quell'epoca infatti risalgono molti rinvenimenti archeologici
diffusi in modo uniforme su tutta la nostra zona.
Da notare che resti romani sono emersi anche in vicinanze di chiese
e chiesette, segno questo della continuità tra religione
pagana e la successiva religione cristiana.
Per il periodo alto-medioevale dobbiamo segnalare
i due cimiteri di età longobarda scoperti nei dintorni
di Tissano: più precisamente uno si trovava a nord ed uno
ad est del paese.
Verso l'anno 1000 tutti i paesi del territorio comunale
di Santa Maria la Longa appartenevano ai Patriarchi di Aquileia
i quali, mediante le donazioni fatte dai re e dagli imperatori,
avevano in mano gran parte del Friuli. In questi anni compaiono
anche le prime citazioni scritte che nominano i nostri paesi;
in un documento del 1031 troviamo Villa Sclavorum
(= villaggio degli sloveni) detto anche Melereto
che corrisponde all'attuale paese di Santa Maria la Longa, poi
un altro Melereto (attuale frazione di Mereto di Capitolo),
inoltre Ronketes (attuale frazione di Ronchiettis)
e la Villa Sancti Stephani (attuale frazione di Santo Stefano
Udinese).
La prima citazione della frazione di Tissano appare invece più
tardi in un documento dell'anno 1166 nella forma di Tissan.
S. MARIA LA LONGA
Anticamente (prima del 1000) si chiamava “Meleretum”
poi, verso il 1031, venne denominata “Villa sclavorum”
perchè ripopolata con coloni provenienti dalla Slovenia.
Il nome “S. Maria” inizia ad apparire in documenti
del 1150 circa e solamente a partire dal 1277 è attestata
la dicitura “S. Maria la Longa”.
La prima parte del toponimo rimanda alla chiesa parrocchiale del
paese, la quale in origine era dedicata a S. Maria vergine.
Per la seconda parte del nome, invece, erano state avanzate varie
ipotesi, ma nessuna convincente.
Il recente studio sistematico delle pergamene originali, conservate
nell’ archivio parrocchiale locale, ha permesso di risolvere in
modo definitivo il problema. Infatti in una pergamena del 1540
troviamo citato un grande bosco situato nelle vicinanze della
chiesa parrocchiale e denominato “le Longie”.
Possiamo così spiegare il nostro toponimo con lo sloveno
“lògu” (= bosco), però prima che
la vocale – o – avesse perduto la sua nasalità.
L’ interpretazione è confermata dalle citazioni più
antiche del nome del paese, nelle quali troviamo sempre conservata
la – g – (esempio Longae, Longa, Longe,
Lughe) come nella tradizione orale: “Sante Marie
le Lungje”.
Dunque il nome può risalire alla forme slovene “Lòga”
(--> Longa), cioè “del bosco”,
oppure “Lògija” (--> Longija),
cioè “i boschi”.
Nel corso dei secoli la denominazione ha subito il fenomeno della
pseudotraduzione popolare favorita dal fatto che le tre borgate
del paese (Bôrc disore, Bôrc di mièç,
Bôrc di Zumpìc) si sono fuse tra loro, dando
origine ad un paese “lungo”.
E così la popolazione, non comprendendo più l’ antica
parola slovena, ha iniziato ad usare un termine molto frequente
e familiare: “lunga”.
MERETO DI CAPITOLO
È una frazione del comune di S. Maria la Longa.
Anticamente si chiamava “Meleretum” e questo
era anche il nome originario del confinante paese di S. Maria
la Longa.
Il toponimo deriva dal latino “melariu” (= albero
del melo), più il suffisso collettivo –etum.
Quindi Mereto ha il significato di “luogo
dei meli”; non è detto, però, che in questa
località ci fossero state delle coltivazioni di meli: poteva
semplicemente trattarsi di meli selvatici.
Dicevamo che c’ erano due paesi vicini che portavano lo stesso
nome; rimase vitale solo quello di Mereto di Capitolo perchè
anticamente questo era il paese più importante della zona.
Infatti qui c’ era la pieve di S. Pietro, chiesa madre di tutte
le chiese dei dintorni.
Inoltre fino al 1230 circa, a Mereto di Capitolo c’ era la sede
amministrativa da cui dipendeva anche il paese di S. Maria la
Longa.
A partire da documenti del 1520 compare la dicitura Mereto
di Capitolo, per poterlo distinguere dal paese di Mereto
di Tomba situato ad una ventina di chilometri di distanza.
Per “Capitolo” si intendeva il Capitolo della
Cattedrale di Aquileia, il quale fu proprietario del paese dal
1031 fino al 1751.
RONCHIS DI CAPITOLO
Antico paese situato a nord di Palmanova; spiritualmente dipendeva
dalla parrocchia di S. Maria la Longa.
Nei primi documenti si chiamava semplicemente Ronchis,
mentre a partire dal 1595 troviamo la forma “Ronchis di
Capitolo”.
La prima parte del toponimo deriva dal latino “runcare”
cioè tagliare con la “runca” (= roncola)
ed era riferito ad un disboscamento operato su arbusti ed alberi
di piccola taglia presenti anticamente in questa zona; forse il
termine si riferiva alla pulizia che si faceva dopo l’ incendio
di una foresta.
Per la parola “Capitolo” si rimanda al paese
di Mereto di Capitolo.
Chiudiamo ricordando che per esigenze strategico-militari, legate
alla vicinissima fortezza di Palmanova, il paese di Ronchis di
Capitolo venne completamente smantellato tra il 1797 e il 1813.
RONCHIETTIS
È una frazione del comune di S. Maria la Longa.
Anche questo toponimo come il precedente deriva dalla voce latina
“runcare”, cioè tagliare con la “runca”,
più l’ aggiunta del suffisso diminutivo –ettu.
Probabilmente la forma diminutiva venne usata per evitare confusioni
con il confinante paese di Ronchis di Capitolo.
S. STEFANO UDINESE
È una frazione del comune di S. Maria la Longa.
Il paese deve il nome alla chiesa parrocchiale che è tuttora
dedicata a S. Stefano Protomartire.
Nel 1394 compare per la prima volta il nome scritto in lingua
friulana: “Sent Stiefin”; abbiamo poi nel 1773
“S. Stefano del Friuli” e, nel 1836, “S.
Stefano di Palma”.
La denominazione “S. Stefano Udinese” la troviamo
solamente dopo il 1931.
TISSANO
È una frazione del comune di S. Maria la Longa.
Tissano, così come Trivignano, Risano, Clauiano, Ontagnano
ecc., fa parte dei toponimi che gli studiosi definiscono “prediali”.
Praticamente quando gli antichi Romani colonizzarono la pianura
friulana (circa 181 – 169 prima di Cristo), presero le terre migliori
suddividendole in tanti appezzamenti regolari.
Ogni pezzo di terreno, chiamato in latino “praedium”
(= podere), quasi sempre riceveva il nome del nuovo proprietario.
Così, ad esempio, per segnalare il terreno di “Tessius”
si diceva “praedium Tessianum”; in seguito si
iniziò ad omettere la parola “praedium”
e così il terreno venne denominato “Tessianum”
--> Tissano.
Da confrontare con “col Tissano” a Fagagna (anno
1450), “campo Tisano...iuxta viam de Iplis” (anno
1496); lontano dal Friuli abbiamo il paese di Tessano
(Cosenza).
Nell'anno 1031 i paesi di Santa Maria la Longa, Mereto
di Capitolo e Ronchiettis furono donati al Capitolo di Aquileia
che rimase giurisdicente fino al 1751. Al periodo della
giurisdizione del Capitolo di Aquileia risale la colonna della
berlina, tuttora presente nel centro del paese di Santa Maria
la Longa. È una antica colonna in pietra nella quale un
tempo venivano incatenati i bestemmiatori e i ladri. La colonna
venne collocata nel novembre 1761 in sostituzione di una precedente,
antichissima, la quale era stata accidentalmente abbattuta e spezzata.
Ancora oggi si trova nella località originaria, cioè
nella piazza medioevale di S. Maria la Longa.
Da notare che, sicuramente nel secolo XVI, nella suddetta piazza
si svolgevano tutte le esecuzioni capitali degli assassini che
avevano commesso i loro delitti nei paesi di pianura sottoposti
al Capitolo di Aquileia.
A pochi metri di distanza dalla piazza, c’ era la “casa
del boia” che era stata data dal Capitolo alla famiglia
dei “Zuan Jacomo con carico che quando occoreva di trovar
un Boya per far iustitia...”; il Capitolo aveva dato ai Zuan
Jacomo, sempre come paga per il loro servizio, anche una braida
di otto campi posti nei pressi della chiesetta campestre di S.
Cecilia.
Nei casi di condanne a morte, ai rei veniva tagliata la testa
che poi si inseriva sulla punta di una lunga pertica la quale
si fissava sopra la colonna della Berlina; la testa rimaneva sul
palo sino a completa consumazione.
Era questo un modo crudele che serviva da monito alla popolazione,
in più tutti i viandanti potevano vedere la faccia dell’
assassino.
Rammentiamo che la “colonna” di S. Maria la Longa è una
delle pochissime rimaste in regione dopo il decreto del Governo
Centrale del Friuli del 29 giugno 1797, con il quale si ordinava
l’ abbattimento di tutte le Berline esistenti.
Secondo le nostre ricerche, oggi in Friuli V. G. si trovano solamente
le “colonne” di Tarvisio (sec. XVI), Malborghetto (eretta nel
1779), Moggio Udinese (iniziata nel 1639, ultimata nel 1653),
Piano d’ Arta, Aquileia (sec. XIV), Colloredo di Montealbano (nel
castello), S. Maria la Longa.
La pena della Berlina venne limitata con una legge austriaca del
1814: “Il supremo tribunale di giustizia di Vienna con ossequiato
rescritto 16 luglio prossimo passato 2384-565, approvando quanto
venne stabilito dal governo riguardo agli ecclesiastici negli
ordini sacri, a favore de quali vennero derogate le prescrizioni
degli articoli 20 e 22 del codice penale, come si ebbe a comunicare
con dispaccio 2 giugno passato numero 15462, dichiarò in
via di massima generale non doversi da qui in avanti esporre alla
berlina nessun condannato, se non nei casi prescritti dal codice
austriaco. Circolare 6 agosto.”
Nel 1847 il prete veneziano don Angelo De Grandis, direttore degli
Asili di Carità per l'infanzia a Venezia, venne condannato
alla berlina e poi a dicotto anni di carcere con lavori forzati
per aver commesso crimini sessuali su parecchi bambini e adolescenti.
Data la notorietà del condannato, già apprezzato
predicatore e pubblicista, il patriarca di Venezia - Jacopo Monico
- inviò una supplica all'imperatore d'Austria Ferdinando
I, perchè al prete fosse risparmiata la prima parte della
pena.
L’ imperatore accettò la supplica e ordinò che la
pena della Berlina fosse abolita in tutto l’ impero Austro-Ungarico:
tale ordine valeva dunque anche per il Friuli.
La condanna alla Berlina fu abolita in Francia nel 1832; in Inghilterra,
ove era stata applicata per l’ ultima volta nel 1830, venne abolita
nel 1837. Negli Stati Uniti d’ America essa rimase in vigore,
nello Stato del Delaware, fino al 1905.
Dal 1752 al 1797 i paesi di S.Maria la Longa, Mereto di
Capitolo e Ronchiettis vennero infeudati al nuovo Capitolo di
Udine.
I paesi di Tissano e Santo Stefano Udinese furono invece dati
in feudo nel 1168 ai signori Di Manzano
In seguito furono infeudati ad altre famiglie nobili ma verso
il 1400 erano di nuovo ritornati nelle mani del Patriarca
di Aquileia. Questa situazione rendeva i paesi suddetti direttamente
dipendenti e sotto il controllo dello Stato Patriarcale.
Per tale posizione giuridica i paesi di Tissano e Santo Stefano
appartenevano alle cosiddette "ville comuni" (=
villaggi comuni) nelle quali la giurisdizione civile e criminale
veniva esercitata dai proprietari dei masi e dei terreni, eccetto
la pena di condanna a morte che era nelle mani del Patriarca stesso.
Nel 1420 la repubblica di Venezia invase
il Friuli sconfiggendo l'esercito patriarcale e così le
"ville comuni" passarono sotto il diretto controllo
del luogotenente veneto residente a Udine.
Alla fine del secolo XV molti paesi della media pianura
friulana subirono le terribili incursioni dei Turchi: la prima
volta nel 1472, poi nel 1477 e nel 1499. Sicuramente i Turchi
incendiarono i paesi di S. Maria la Longa, Tissano, S. Stefano
Udinese; probabilmente anche Mereto di Capitolo e Ronchiettis.
Naturalmente i Turchi non risparmiavano le chiese ed anzi queste
erano il loro bersaglio preferito, in quanto la popolazione cercava
rifugio proprio negli edifici religiosi.
Le chiese furono in seguito ricostruite e riconsacrate: il giorno
della benedizione della nuova chiesa da parte del vescovo veniva
poi ricordato ogni anno anche con una festa da ballo sul sagrato
della chiesa, cioè con una “sagra”.
Diamo ora un elenco delle feste della dedicazione (= “sagre”)
che si svolgevano anticamente nei nostri paesi, riportando le
date dei documenti in cui si attesta per la prima volta l’ esistenza
di queste feste:
- S. Maria la Longa, il giorno dopo Pentecoste davanti alla chiesa
parrocchiale (anno 1583);
- Mereto di Capitolo, il giorno di S. Pietro sulla piazza del
paese (anno 1596);
- Ronchiettis, la quarta domenica di agosto (anno 1596);
- S. Stefano Udinese, la prima domenica di luglio (anno 1535);
Tissano, la domenica successiva al giorno di S. Michele (anno
1733); probabilmente in epoca più antica si svolgeva nel
giorno stesso di S. Michele.
Il 1511 è l'anno più tremendo per
le genti del Friuli: in esso si verificarono una vasta rivolta
contadina, un devastante terremoto e una gravissima epidemia di
peste. Quest'ultima non aveva risparmiato il paese di Santa Maria
la Longa perché un documento dell'epoca parla di un abitante
"morbo pestis infecto".
Rimanendo in tema di calamità ricordiamo che il 16 giugno
1540 dopo un lungo periodo di siccità con morte di
molti alberi e viti, nella zona di Santa Maria la Longa si abbatté
una violentissima grandinata. Un cronista dell'epoca scrisse che
dopo ".....tante processioni......suplicando la pioza
tanto bramata, ne sucedette la grandine pur perseverando la sicità...."
.
Sulla copertina di un registro cinquecentesco
della chiesetta di S. Floreano di S. Maria la Longa troviamo le
seguenti note:
“Del 1557. alli 10 settembre uno grandinisimo strepitto de
tanpesta”;
“Del 1559. fu uno grandinisimo secho et grandisima caristia”;
“Del 1562. fu anchora secho grando ma non tanta caristia”.
Nei registri dei battesimi della parrocchia di S. Maria la Longa
troviamo, sotto la data 6 maggio 1599, la seguente nota:
“...et nel qual giorno fusimo rovinati totalmente dalla tampesta
et non rimasse niente”.
Il continuo bisogno di denaro, derivato dalle
ingenti spese militari, indusse la Repubblica di Venezia a vendere
le giurisdizioni delle varie "ville comuni".
Così nell'anno 1648 la giurisdizione civile e criminale
del paese di Tissano venne venduta alla famiglia Caimo che acquisì
anche il titolo di "Conti di Tissano".
Poi nel 1725 venne venduta alla famiglia Florio la giurisdizione
civile e criminale del paese di Santo Stefano Udinese col titolo
di "Conti di Santo Stefano".
Nel 1797, con l'avvento del periodo napoleonico,
vennero aboliti tutti i diritti feudali e le giurisdizioni civili
e criminali passarono allo Stato.
Negli stessi anni vennero costituite la "Municipalità"
di Santa Maria la Longa, con le sue frazioni di Mereto di
Capitolo e Ronchiettis, e la "Municipalità" di
Santo Stefano Udinese con le sue frazioni di Persereano e Tissano.
Nel 1808 esisteva ancora la "Municipalità"
di Santo Stefano Udinese, ma dal 1 gennaio 1811 Tissano e Santo
Stefano divennero frazioni del Comune di Trivignano mentre invece
Persereano frazione del Comune di Pavia di Udine.
A partire dal 1819 Tissano e Santo Stefano furono staccate
da Trivignano per divenire frazioni del Comune di Santa Maria
la Longa.
Il 1866 fu l'anno dell'annessione all'Italia
del Friuli centrale e occidentale; le carte dell'archivio parrocchiale
di Santo Stefano Udinese ci hanno tramandato la seguente notizia:
".... Truppe italiane accampate all'intorno del villaggio
di Santo Stefano dal giorno 26 luglio al 6 agosto 1866.... Truppe
austriache alloggiate in Santo Stefano dal giorno 16 agosto al
15 ottobre 1866...".
Gli unici ricordi che questi stanziamenti di
truppe lasciarono tra gli abitanti furono le innumerevoli requisizioni
di generi alimentari, più foraggi per i cavalli.
Concludiamo il secolo ricordando il freddo tremendo che colpì
la zona di Santa Maria la Longa nell'inverno del 1879-1880.
Nei registri parrocchiali di Santo Stefano troviamo così
descritto l'avvenimento: "L'inverno del 1879-1880
fu crudissimo e terribile per le viti, per cui perirono ossia
morirono tutte le vecchie e moltissime anche delle giovani".
Gli abitanti
Senza gli abitanti, troppo spesso trascurati da noi studiosi,
non ci sarebbero stati documenti scritti e quindi la nostra zona
non avrebbe potuto avere una sua storia.
In questa sede vogliamo ricordare il notaio Nicolussio, figlio
di Domenico Cuculussio di S. Maria la Longa: andò ad abitare
ad Udine dove fece una brillante carriera diventando cancelliere
patriarcale e ambasciatore; morì nel gennaio del 1400.
Segnaliamo poi il più antico emigrante conosciuto, il quale
viveva nel 1406: “Nicolaus filius ser Johannis olim ser Dominici
de Sancta Maria Lalonga habitator Mugle” (= Muggia).
Presentiamo ora la lista di tutti i capifamiglia di S. Maria la
Longa, i quali avevano partecipato ad una “vicìnia” (=
riunione) nell’ anno 1520:
“Michael Gorij decanus, Stefanus de Montegnaco,
Joannes Claudi juratus, Sebastianus Gregorij,
Baptista Capitanei, Nicolaus Hermacorae,
Jacomucius, Blasius Marcutij,
Joannes de Montegnaco, Gaspar Gregorij Sclavi,
Antonius Flaugnattus, Petrus Fachini,
Dominicus Alovisie, Dominicus de Cusano,
Matheus Cusinarij, Pasculus Jorij,
Marcus Jacobi de Cusano, Jacobus Hermacorae,
Beltrandus Nardi Stefani, Baptista Dominici Cluch,
Dominicus Zanera, Leonardus Justi,
Franciscus Mathei Longi, Nicolaus de Valvasono,
Nicolaus Frezze preco, Nardinus Cusinarij ”
Per S. Stefano Udinese abbiamo un verbale di “vicìnia”
datato lunedì 24 agosto 1506: “...presentibus...Francisco
dicto Coch olim Joannis Stephani abitans in dicta Villa S. Stephani...in
qua quidem Vicinia interfuerunt infrascripti, videlicet: Magister
Antonius de Artenea loco Decani...dicti loci, Hijervasius olim
Ambrosij Cargnelli iuratus, Daniel de Maniaco, Stephanus Tarvexanus,
Joannes Chroppe, Franciscus de Martini, omnes Vicini et abitantes
dicti loci in plena Vicinia ad pulsum campanae more solito, ad
instanziam magistri Antonij Pontoni de ipso loco...”
Ed ecco alcuni antichi abitanti di Tissano:
a. 1498: “heredum Nicolai Pauloni de Tissano”,
a. 1535: “heredi del q. ser Lonardo Tobia”,
a. 1543: “Bidin di Forton di Tisan”,
a. 1543: “Zuane del q. Agnolo Nicolin de Tissan”,
a. 1555: “heredi del q. Christophoro di Colaut”,
a. 1555: “Francescho ditto Cichut di Minozi di Tisan”,
a. 1555: “Culau Minozi di Tisan”,
a. 1570: “Michael qm. Joannis olim Angeli Micculi de Tissano”;
in un documento dello stesso anno, ma scritto in italiano,
la medesima persona era chiamata “Michel Botri del qm. Zuane
d’ Agnul de Tisan”,
a. 1570: “Aloisium qm. Bertrandi della Bianca de Tissano";
in un documento dello stesso anno, ma scritto in italiano,
la medesima persona era chiamata “Alvise Bianchin de Tisan”,
a. 1572: “Zuanut del q. Battista della Biancha de Tisano”.
Ed ecco alcuni antichi abitanti di Ronchiettis:
sec. XIII: “Pasqual Zacogna de Ronchetis”,
a. 1539: “Chulau fijol del quondam Zuan Micùs”,
a. 1541: “Blas de quondam Zuan de Salvalaijo de Rongetis”,
a. 1553: “Biasio dicto Moriello”,
a. 1579: “Valentino del q. Nicolo Saijarian de Ronchetis”,
a. 1639: “Domenico Gondul di Tarcento habitante in Ronchiettis”,
a. 1643: “Zuan detto Brazzo di Ferro habitante in Ronchetis”,
a. 1679: “Marco Clabot de Ronchietis”.
Ed ecco alcuni antichi abitanti di Mereto di Capitolo:
a. 1495: compare in un processo “Jacobam filiam Leonardi
del Scolz de Mereto” accusata di essere sposata con Francesco
di S. Maria la Longa soltanto perchè aveva ballato con
lui in qualche sagra.
Il cognome “Scolz” era presente a Mereto di Capitolo
fino ai primi decenni del Seicento; a. 1628: “Battista figlio
del q. Domenico Scolz de Meredo”.
a. 1520: “Colaus Decanulus de Mereto Capituli”,
a. 1539: “Nadalia muglier del Fero de Meret”,
a. 1539: “Pieri Cardos de Meret”,
a. 1545: “Michela fijola del quondam Domeni Tainar de Meret”,
a. 1560: “Bernardino ditto il rosso, de Meredo”,
a. 1560: “Antonio picinin de Meredo”,
a. 1569: “Philippo della Mussa”,
a. 1570: “Marco del pié de legno de Meredo Capitulo”,
a. 1570: “Francescha moier de Jacomo Crouuato de Meredo”,
a. 1572: “Valentino ditto Scharia de Meredo”,
a. 1577: “Vicenzo quaiat de Mereto”,
a. 1577: “Valantin ditto Murusin de Meret”,
a. 1580: “Tin Morosin de Meret”,
a. 1577: “Zuan ditto il gatto, de Meredo”,
a. 1578: “ser Thomaso petenar habitante in Meredo”,
a. 1581: “Batista ditto Pizat di Meret”,
a. 1600: “messer Agnul ditto gut, osto in Meret”,
a. 1629: “Daniel detto il Von habitante in Mereto”,
a. 1633: “Andrea detto del Predi ”,
a. 1678: “Jacum Fiascut di Mereto di Capitolo”
Testo a cura di Roberto Moschion
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